Leggende
Anche Palmanova, come ogni luogo storico che si rispetti, ha le sue leggende riguardo la propria fondazione. La prima è quella del pastore Camotio - di cui diremo più avanti - la seconda, meno conosciuta la riportiamo subito:
"Avvenne che i cinque Provveditori, studiati attentamente i confini della Serenissima non trovassero un sito migliore per far sorgere la nuova Fortezza di quello tra Palmada, Ronchis e San Lorenzo. Quel tratto di terreno, in parte boschivo, in parte coltivato, aveva al centro un ampia prateria ove sorgeva una delle molte cappelle di cui era disseminata la campagna. Presso questa cappelletta venivano ogni anno i pievani di Palmada e lì vi celebravano la messa durante le rogazioni e in essa trovarono riparo i cinque Provveditori, colti di sorpresa da un improvviso temporale, mentre compievano una delle ultime ispezioni del luogo. Una folata di vento particolarmente forte fece cadere da una trave una tela di ragno che andò a posarsi sul volto di Marc'Antonio Barbaro, il più anziano dei nobiluomini veneti. Il conte Martinengo di Villachiara, ingegnere militare, si apprestò a toglierla dicendo che era un segno dall'alto poiché loro cinque non avevano ancora progettato il disegno per la fortezza e nessun disegno sarebbe stato più adatto se non uno simile ad una tela di ragno. Al ritorno in Strassoldo, nel castello del Conte Ettore ove alloggiavano i cavalieri, il Villachiara abbozzò il primo schizzo della futura fortezza, del tutto simile ad una ragnatela.
La leggenda del pastore Camotio di cui si accennava all'inizio viene riportata nelle "Historie della Patria del Friuli" dallo storico secentesco Francesco Palladio degli Olivi:
"Parve, che opera così memoranda già vent'anni prima fosse preveduta, mentre che nel loco, ove fù messa la pianta di questa fabbrica, dormendo, à un tale Pastore di Pecore, nomato Camotio, all'hora sembrò di vedere gente in gran numero, che ivi edificasse una Fortezza, apparendogli alcuni, ch'escavavano le fosse, altri che fabbricavano i Bastioni, altri ch'eregessero fabbriche: Ammirato egli di tale novità, addimandò à coloro, che gli pareva di vedere, che cosa operassero, e gli fù così risposto: Non vedi, che qui vogliamo ergere una Fortezza? All'hora sopraffatto egli da un insolito terrore svegliato, tutto atterrito, abbandonando il Gregge, corse verso la villa di San Lorenzo ivi contigua, ove facendo racconto di tale visione, fù giudicata cosa vana, et egli tenuto per ubriaco; ma so venendo hora à quegli abitanti il sogno, fù giudicato ammirando. "