La città di Palmanova

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Il Friuli, con il declino dell'impero romano, fu esposto per centinaia di anni a scorribande e invasioni barbariche:

  1. Nel 401 d.C. vi transitarono i Visigoti di Alarico I che vi ripassò nel 408
  2. Nel 452 gli Unni di Attila
  3. Odoacre guidò gli Eruli in Friuli solo dopo vent'anni
  4. Nel 489 è la volta degli Ostrogoti capeggiati da Teodorico il Grande
  5. Nel 568 scesero i Longobardi con il loro re Alboino
  6. Nel 773 arrivarono i Franchi di Carlo Magno
  7. Dal 900 al 973 arrivarono, in più riprese, gli Ungari

Le terre si spopolarono ed il territorio, abbandonato, fu preda degli acquitrini. Solo con il consolidarsi del potere temporale dei Patriarchi di Aquileia il Friuli godette di una relativa tranquillità.
Tra i secoli XI e XIV molte zone si ripopolarono e rifiorì il commercio. Sorsero i primi comuni, si eressero fortilizi e nacquero nuovi villaggi. Allo stesso modo però si rafforzarono varie signorie locali che, forti del loro potere economico e militare, volevano sostituirsi all'autorità patriarcale.
Contemporaneamente gli Asburgo, imparentati con il conte di Gorizia, il massimo vassallo della Chiesa aquileiese, e Venezia, alleata dei Savorgnan - potente famiglia friulana - iniziarono ad intromettersi negli affari della Patria del Friuli. Nel 1420 viene a cessare il potere dei Patriarchi e con esso l'unità della regione. A Udine, infatti, troveremo il Luogotenente della Patria del Friuli nominato dal Senato veneziano, a Gorizia un gerente del conte di Gorizia.

Cinquant'anni dopo un nuovo e più temibile nemico si affacciò sulle terre friulane: i Turchi, che in undici anni effettueranno sette disastrose invasioni, riducendo il territorio alla fame e alla miseria. Venezia, per far fronte all'invasione, fortificò Gradisca e Fogliano, ma nel 1477 con il tacito consenso del Conte di Gorizia, che mal sopportava la presenza veneta, le orde turche si lanciarono fino a Pordenone riducendo a ferro e fuoco ogni villaggio che compariva loro davanti. I tempi delle guerre non erano ancora finiti; infatti, con l'estinzione della casata dei Conti di Gorizia, Venezia reclamava il diritto sul territorio quale erede del patriarcato, così come fecero gli Asburgo grazie ai legami di parentela con l'ultimo conte e il Friuli conobbe ancora rovine.
Sconfitta dalla coalizione della Lega di Cambrai (Massimiliano I d'Asburgo, Papa Giulio II, Luigi XII di Francia, Ferdinando Il d'Aragona, Alfonso I d'Este), Venezia venne ricacciata entro i suoi naturali confini.
La pace di Worms del 1521 assegnò in maniera definitiva all'Austria i territori occupati durante la guerra. Ciò diede vita ad una situazione quanto mai instabile e precaria, in quanto i territori posti sotto la giurisdizione veneta si trovarono circondati dai territori austriaci e viceversa.

Con il passare degli anni e ristabilitasi dalle sconfitte, Venezia, rinforzatasi come potenza politica e militare, va via via rendendosi conto dell'instabilità del proprio confine orientale dove premono gli Asburgo ed i Turchi. Diversi erano i progetti e le opinioni che in Senato si susseguirono per consolidare la linea di confine.
Nel 1588 vennero inviati in Friuli Jacopo Foscarini, Marc'Antonio Barbaro e Francesco Donato per esaminare ciò che poteva essere realizzato come opera di difesa. La risposta fu unanime da parte dei tre Procuratori di San Marco: l'unico mezzo di difesa era rappresentato da una nuova fortezza da realizzarsi al centro della pianura friulana ai confini dei villaggi di Ronchis, Palmada e S. Lorenzo. La proposta, poiché di nuovo si profilava il pericolo turco che già aveva invaso la Carniola, dopo vari tentennamenti fu definitivamente approvata dal Consiglio dei X Savi di Terraferma il 17 settembre del 1593. Il giorno dopo il Senato provvedeva alla nomina di cinque senatori a "Provveditori Generali", i quali dovevano scegliere il sito definitivo sul quale erigere la nuova fortezza. Risultarono eletti Marc'Antonio Barbaro, Jacopo Foscarini, Marino Grimani, Leonardo Donato - cavalieri e procuratori di S. Marco - e Zaccaria Contarini, cavaliere. Il 5 ottobre i nobili vennero ricevuti ed ospitati dal Conte Ettore di Strassoldo, che mise a loro disposizione il proprio castello.
Il giorno successivo, sotto una pioggia battente, arrivarono nei pressi dell'abitato di Palmada per sondare la zona che era stata loro indicata come la più idonea. Esaurite le misurazioni e le ispezioni ad altri siti, il 7 ottobre venne definitivamente scelto il sito per la fortezza, a 500 passi dai confini arciducali di Ontagnano e Visco.
Fu ritenuto un giorno propizio, poiché ricorreva l'anniversario della vittoria di Lepanto e inoltre era dedicato a S. Giustina, martire padovana, la cui ricorrenza era solennemente celebrata in tutta la Repubblica.

 

Il Nome

Il primo Provveditore Generale fu Marc'Antonio Barbaro e, quindi, toccò a lui battezzare la nuova fortezza veneziana. Scelse il nome PALMA, facendone derivare l'origine sicuramente da Palmada, ma esprimeva anche il voto augurale della vittoria, che nell'iconografia cristiana è appunto rappresentato dalla palma. Egli trascrive per la prima volta il nome della fortezza nella lettera inviata al Senato il 3 novembre 1593:

Hoggi habbiamo deliberato, adherendo anco in ciò al prudente vostro consiglio, cioè che il nome della fortezza sia Palma, il che pregheremo il Signore Iddio che sia col suo servitio et con la felicità della nostra e di tutta le Repubblica .

Prima della firma si legge "Dalla Palma che così la nominerò di qui in avanti". Per duecento anni Palma vide il susseguirsi di milizie, Provveditori Generali, principi stranieri in visita, condottieri illustri e mai fu violata da alcuno.
Nel proprio stemma si vede il leone marciano riposare tranquillo sotto la palma, simbolo della forza e della sicurezza che la fortezza dava alla Madrepatria con la quale ne condivise le sorti fino alla definitiva caduta nel maggio del 1797.